L’espressione “finanza innovativa” nasce negli anni ’80, inizialmente nel sistema imprenditoriale privato e successivamente si espande nel settore pubblico.
Con essa vengono individuati una serie di strumenti idonei a reperire risorse finanziarie mediante forme di indebitamento diversificate: dalle operazioni di Venture Capital o di cartolarizzazione alle forme più sofisticate come il project financing.
L’attività finanziaria, tradizionalmente intesa come ricerca di fonti di finanziamento per l’avvio di nuovi progetti imprenditoriali, trova nella finanza “innovativa” un valore aggiunto rappresentato da una serie di servizi avanzati capaci di fornire al destinatario del finanziamento, oltre ai normali mezzi finanziari , un pacchetto di strumenti in grado di favorire il raggiungimento di determinati obiettivi.
Con la finanza innovativa, nascono pertanto, nuove modalità di erogazione dei finanziamenti. Gli investitori, in questi casi, concedono fiducia ad un progetto, o ad una idea, apportando al tempo stesso, non solo denaro, ma anche esperienze di tipo professionale, competenze tecniche, manageriali e una serie di ulteriori contatti con altri operatori.
Grazie alla “finanza innovativa” è possibile quindi, beneficiare di vantaggi, che i canali tradizionali difficilmente offrirebbero: condizioni più convenienti rispetto a quelle legate alle ordinarie modalità di finanziamento, possibilità di scelta della durata e delle modalità di ammortamento del prestito, reperimento di risorse economiche da destinare a progetti di dimensioni ragguardevoli e benefici fiscali.
Tuttavia va sottolineato che l’utilizzo di strumenti di finanza innovativa implica anche rischi più elevati riconducibili alla effettiva convenienza economica dell’operazione, la quale richiede in genere il supporto di soggetti specializzati in materia, i quali dovranno avviare l’operazione e costantemente monitorarne l’andamento, individuando di volta in volta integrazioni o correzioni volte alla riduzione dei vari rischi.